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di

Carlo (*) - 1977

IL POPOLO ETRUSCO

Del popolo etrusco, che da principio si stabilì lungo la costa ed il retroterra tirrenico, tra l'Arno ed il Tevere, è incerta la provenienza; né molto si sa, malgrado l'abbondanza dei documenti e il progresso degli studi relativi, circa la loro lingua, la religione, il costume.

Le prime manifestazioni culturali risalgono alla fine del 9° - inizio 8° secolo a.C..; nel 2° secolo a.C. il ciclo della civiltà etrusca si chiude, dopo aver compreso nel proprio ambito la pianura Padana al nord e la costa tirrenica fino alla Campania al sud. Roma stessa, fino al 1° secolo a.C. è sotto la diretta influenza della cultura etrusca.

Era l'etrusco un popolo industrioso che sapeva sfruttare i ricchi giacimenti metalliferi delle sue terre, la fertilità del suolo, la posizione geografica propizia ai traffici marittimi con tutti i paesi mediterranei. La sua civiltà era essenzialmente urbana; le città, generalmente protette da forti cinte murarie, si succedevano a brevi distanze lungo le vallate del Tevere e dell'Arno: Arezzo, Cortona, Chiusi, Perugia e, appartate, le due città più ricche e potenti, Cerveteri e Tarquinia. La Società era chiusa e conservatrice, gelosa delle proprie tradizioni e costumanze. Aveva un profondo, oscuro sentimento del sacro: a lungo ha conservato culti arcaici, della preistoria italica.

La composizione del suo "Olimpo" è tuttora imprecisamente nota, cioè fa sospettare la credenza originaria di una certa entità divina, dominante nel mondo attraverso manifestazioni occasionali e molteplici che si concretano in divinità, gruppi di divinità, spiriti. Regna nel mondo una sorta di Fortuna, forza misteriosa che veniva evocata o scongiurata con pratiche divinatorie. Proprio il senso concreto positivo, pratico della vita rende più misteriosa e paurosa la dimensione della morte. Incombente e terrificante era la visione dell'aldilà gremito di geni infernali: bisognava dunque contrastare, annullare gli effetti della morte.

L’ARTE ETRUSCA IN GENERALE

Tutta l'arte etrusca è destinata alla tomba, ma partendo dall'idea che nella tomba si debba conservare qualcosa della vita reale, anche fisica. Quanto alla tomba, al ricettario del morto, può essere casa o immagine della casa, oppure del corpo umano stesso: l'importante è che, attraverso la tomba o l'urna, la persona possa in qualche modo reintegrarsi con la realtà, continuare a vivere. E' un'arte fatta tutta rivolta a scongiurare la morte o a strapparle la sua preda, poteva avere uno sviluppo consapevole e orientato, profondamente collegata con la realtà storica, con i grandi valori religiosi o civili. Un'arte che voglia essere anzitutto protezione e scongiuro contro la morte non è tanto religione quanto superstizione; è poiché la superstizione è credenza incolta e popolare, l'arte etrusca non si spoglia mai completamente di un certo carattere popolaresco. Non è, cioè, un'arte che sboccia al vertice di una cultura, come quella classica: nasce, invece, dalla vita pratica, quotidiana, da quella vita appunto che si vive con la paura della morte, a cui è come contesa, strappata giorno dopo giorno. Per la medesima ragione l'arte etrusca è fondamentalmente realistica; anzi è proprio per l'arte etrusca che può impiegarsi per la prima volta questo termine. E' realistica perché ciò che si vuole strappare alla morte è la realtà materiale dell'esistenza o almeno una sua traccia: perché, insomma, mediante l'arte, la realtà seguita ad essere, pur nel terrificante dominio del non reale e del non essere.

L'ARCHITETTURA

Nella civiltà etrusca il tempio non ha una grande importanza: questo popolo di costruttori, che ha eretto fortificazioni e mura capaci di resistere ai secoli, costruiva i suoi templi con legno e argilla, sicché non rimane che ricostruirne vagamente l'immagine dal trattato di Vitruvio e dalle urne fittili a forma di tempio pervenuteci.

Costruito su un alto basamento con tozze e basse colonne, evocava lontanamente le forme del tempio dorico, ma era più largo che lungo ed era diviso in due parti, di cui quella anteriore era aperta e porticata, mentre l'altra era occupata da una triplice cella. Le colonne "tuscaniche" non avevano scanalature e il capitello era costituito da un anello fortemente compresso. A questa semplice struttura si sovrapponeva un'abbondante decorazione fittile vivacemente colorata: antefisse con rilievi figurati mascheravano e proteggevano le testate delle travi in legno; acroteri, inizialmente ornati soltanto di semplici motivi e poi sempre più complessi fino a divenire statue e gruppi statuari, sorgevano sul tetto a spioventi. Nelle mura e nelle porte delle città si rivela il genio costruttore degli etruschi, maestri dell'intagliare e comporre ad incastro la tenera pietra locale: sul principio dell'incastro e del reciproco sostegno dei blocchi si fonda il sistema della copertura ad arco e a volta che costruisce, nell'ordine della tecnica costruttiva, il carattere saliente dell'architettura etrusca e diverrà, anche nell'ordine estetico, il tema-base dell'architettura romana. Delle mura e delle porte urbane sono da ricordare specialmente quelle di Perugia e di Volterra.

Le principali necropoli etrusche si trovano a Orvieto, Tarquinia, Chiusi e Cerveteri. Le tombe sono per lo più sotterranee e riconoscibili dall'esterno da un tumulo conico di terra con l'anello di base di pietra; vi sono anche tombe rupestri (Sovana). Constano generalmente di alcuni vani, ricoperti con soffitto piano o a spioventi, qualche volta a Tholos; spesso le pareti sono coperte di figurazioni dipinte.

Quando la statica lo richiede, le coperture sono sostenute da pilastri fortemente squadrati: nella "Tomba dei Rilievi dipinti" a Cerveteri, sulle facce dei pilastri sono applicati rilievi in terracotta vivacemente colorata con forme di animali, armi per la caccia e altro.

LA PITTURA

La pittura etrusca è il complemento dell'architettura delle tombe. La tecnica si basa su una specie di affresco, con colori disciolti nell'acqua ed assorbiti dallo strato sottile di intonaco. Quando ai temi, poiché lo scopo è di circondare il morto con le immagini della vita sostituendo lo spettacolo del mondo, prevalgono le scene di costume, con musicanti, danzatori, ginnasti, scene di caccia e di pesca. Non mancano, tuttavia, le figurazioni mitologiche, derivate dalla pittura vascolare greca o dovute ad artisti greci immigrati. Lo scopo delle figurazioni tombali spiega il loro realismo che però si riduce all'accentuazione mimica delle figure e all'intensificazione, che spesso diventa crudezza, dei colori. Si vuole rompere l'oscurità del sepolcro con le immagini della vita; si vuole che queste immagini siano vedute dai morti, la cui condizione è indeterminata, precaria, sospesa tra l'essere e il non essere. Deve stimolare il loro interesse, che tende ad affievolirsi, per le cose del mondo reale: la pittura deve parlare forte, come si parla ai sordi. La qualità artistica ha una importanza secondaria: è necessario che le figure spicchino nette sul fondo, che i loro contorni siano fortemente separati, che i loro gesti siano esagerati, che i colori siano rafforzati. Nel 5° secolo si fa più sensibile l'influenza della pittura classica: le linee di contorno sono più sottili, ma più costruttive della forma plastica, i colori sono meno aspri ma più variati, i movimenti delle figure più sciolti. Ma non muta lo spirito: nella finzione pittorica l'immagine deve sostituire una realtà perduta, anzi è la sola realtà che penetri nella sensibilità assopita di chi ha varcato l'orizzonte della vita. Per questa sua funzione, per la sua stessa destinazione mortuaria e tombale, la pittura etrusca raramente tocca alti livelli qualitativi; è il prodotto di maestranze artigiane e, quando una personalità emerge, non è per una più vasta, meditata, storicamente fondata visione del reale, ma per una arguzia più pronta, per un popolaresco gusto dell'osservazione e della notazione vivace.

LA SCULTURA

Diverso è, almeno per l'importanza del risultato artistico, il problema della scultura. Le funzioni della plastica in quella società sono molte e non tutte relative al culto dei morti: v'è una grande scultura decorativa, v'è la piccola plastica collegata all'arredamento della casa e all'ornamento della persona e v'è, naturalmente, la scultura funeraria dei canopi e quella dei sarcofagi.

Con il 6° secolo comincia a farsi sentire l'influenza della scultura arcaica ionica. A Vulca, il solo artista etrusco arcaico di cui si conosca il nome, o alla sua cerchia immediata, appartiene la grande statua dell'Apollo di Veio e parte della decorazione esterna, in terracotta, di un tempio. Così nella Lupa Capitolina, in bronzo, l'influenza ionica è evidente nella modulazione finissima della luce sul corpo dell'animale e nella stilizzazione del pelo sul collo, ma è nuovo e dovuto ad un'acuta lettura del vero il modo con cui è accennata la tensione dei muscoli sotto la pelle.

Poco dopo (5° secolo) la Chimera di Arezzo, uno dei massimi capolavori dell'antica arte del bronzo, intensifica i motivi della stilizzazione ionica fino a rovesciarne il significato. I sarcofagi, per lo più in terracotta, sono la creazione più originale della scultura etrusca. Il coperchio della cassa ha la forma del letto per il simposio: su di esso, appoggiandosi sul gomito, è il defunto e, spesso, accanto vi è la moglie. Le figure, specialmente nei volti, sono acutamente caratterizzate con una fedeltà ritrattistica che va facendosi, col tempo, sempre più insistente, quasi indiscreta. Le deformità fisiche, i segni dell'infermità, della vecchiaia, del vizio sono descritti senza ombra di pietà.

A partire dal 4° secolo, il rapporto tra l'arte etrusca e quella ellenistica è storicamente provata dai temi e dallo stile dei rilievi frontali dei sarcofagi stessi, ma è un'esigenza ben più profonda e determina il realismo tutt'altro che superficiale e descrittivo della ritrattistica funeraria etrusca. Quella etrusca è la prima ritrattistica non celebrativa, commemorativa e interpretativa: perciò può dirsi veramente realistica. Non v'è ricerca psicologica, non v'è giudizio in questi ritratti: qualità e difetti sono ridotti al minimo comune denominatore dell'inizio vitale, della prova dell'esistere.