Per lungo tempo la letteratura latina è strettamente legata alla Grecia, sia intesa come letteratura vera e propria sia come cultura in genere, e ad essa si ispira. Tutto il movimento culturale è ellenizzante: Livio Andronico era un greco che traduce in latino; Nevio è sicuramente più originale, ma, nonostante tutto, continuò spesso e volentieri a rifarsi al mondo greco; Ennio, padre dell’epica nazionale, si ritenne addirittura erede di Omero; Plauto fu critico verso l’Ellade, ma si ispirò ai commediografi greci e Lucilio, come vedremo, fece parte del circolo culturale degli Scipioni, estimatore della cultura greca. A questa tendenza, che alla fine avrà la supremazia, se ne contrappose un’altra che mirò a proteggere la latinità da ogni influsso straniero e soprattutto da quello greco. Questa corrente, che potremo definire nazionalistica e che non si rassegnò ad essere soggiogata dalla Grecia, trovò la sua massima espressione in uno dei personaggi più interessanti della storia di Roma: Marco Porcio Catone detto il Censore.