La letteratura latina tradizionalmente si fa iniziare con Lucius Livius Andronicus, personaggio che non era latino e non era neppure romano. Questo autore inizia la sua attività traducendo in latino opere greche o portando in scena lavori di ispirazione ellenica. La letteratura che sta nascendo, quindi, è un’imitazione, anche se non pedissequa e fredda, di quella greca. I latini, poi, ci metteranno il loro estro e la loro tradizione, ma per lunghi anni continueranno ad ispirarsi ai loro vecchi modelli.

Quasi a ricalcare le orme della letteratura greca, il genere che viene affrontato per prima è la poesia epica, seguita dalla tragedia e poi dalla commedia. Per quanto riguarda il teatro, qualsiasi testo latino, sia che si trattasse di tragedia sia di commedia, era denominato “Fabula”, con l’aggiunta di un aggettivo che identificava il genere e l’argomento.

Era detta fabula cothurnata, o brevemente coturnata, la tragedia che trattava argomenti greci. Essa doveva il nome al coturno, il tipico sandalo usato dagli attori tragici greci. La fabula praetexta, o brevemente pretesta, era, invece, la tragedia di argomento romano. Doveva il nome alla toga praetexta, la toga listata di porpora che, oltre ad essere usata da magistrati curuli, sacerdoti e ragazzi fino a diciassette anni, era utilizzata anche come costume di scena dagli attori delle tragedie di ambiente romano.

Anche le commedie furono dette fabulae. Era chiamata fabula palliata, o semplicemente palliata, la commedia di argomento greco. Il nome le derivava dall’indumento che usavano gli attori sulla scena, appunto il pallio, che era di origine greca. La fabula togata era invece di argomento latino e il nome le derivava dalla toga, una veste romana.

Con il passare del tempo, però, i latini diventeranno sempre più originali ed autonomi, grazie ad autori del calibro di Catone il Censore e di Lucilio.